Sunday, 05 February 2012 18:20

La Sinistra ha bisogno di un progetto che riaggrega la societa' , non di declamazioni interessate. Featured

Written by  Franco Bartolomei
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Cari Compagni,

Invito tutti noi , sinceramente preoccupati degli esisti della nostra democrazia, a non dimenticare che questo parlamento e' il frutto di liste bloccate decise dalle segreterie politiche dei Partiti ,senza alcuna possibilita' di scelta da parte dei cittadini, e che l'unica possibilita' di fare una nuova legge elettorale superando i veti contrapposti, e le convergenze sotterranee, dei partiti , era un referendum benfatto, e che tale possibilita' risolutiva e' stata frustrata, in perfetta malafede, da un referendum fasullo ed inammissibile in partenza organizzato da Veltroni, De Benedetti, Parisi, Vendola e Di Pietro.

 

 

 Le ferite alla nostra democrazia vengono quindi da ben oltre Monti, e questo lo sappiamo tutti, quindi diffido di chi a sinistra forza i tempi sulla caduta del governo , in convergenza piu' o meno concertata con il centro-destra ,con l'unico scopo di andare a votare a lista bloccata per risolvere i suoi problemi interni di partito, a destra come a sinistra, decidendo a tavolino centralmente le liste, sentendosi rassicurato nel suo intento dal raffreddamento in atto della tensione sui mercati monetari, e comunque ben consapevole che in assenza di un quadro di riferimento di sistema alternativo a quello attuale avrebbe il problema di tenere in economia una barra piu' o meno simile a quella del governo attuale, quantomeno fino all'esito delle elezioni tedesche dell' autunno 2013, quando probabilmente , non la crisi di crescita, ma l'emergenza finanziaria potrebbe essere superata.

Lo stesso discorso vale sui contenuti dell'azione di governo.

Una linea di subalternita' alle scelte della BCE e' una linea di tendenza che non ha introdotto Monti nel nostro sistema , ma e' una costante di tutta la seconda repubblica, rispetto a cui il centro-sinistra non ha mai manifestato alcun serio ripensamento, con la sola significativa eccezione della crisi di governo del '98 aperta da Bertinotti.

Questo non significa giustificare Monti , significa pero' costruire una via di uscita politica dallo stallo in cui sta la Sinistra Italiana, per sue responsdabilita' , e non certo per colpa dell'" Arbitro", sulla base di un progetto programmatico nuovo , che allo stato e' ancora tutto da costruire , e che non passa per una proposizione di Leadership che sulla vicenda referendum ha gia' mostrato una faciloneria , e qui mi fermo e non dico altro per non sfaciare tutto, che ha fatto paura , e che comunque ha consentito di nuovo al PDL, che era stato stracciato dal governo Monti, di tornare ad avere un diritto di veto forte su legge elettorale e riforme istituzionali.

Queste considerazioni , non stanno sulla luna ,rappresentano solo uno dei motivi della crisi finale di credibilita' di un sistema politico di cui la attuale sinistra " ufficiale " e' parte integrante, e costituiscono il vero motivo per cui purtroppo il governo Monti , nonstante la sua politica impopolare, continua a salire nei sondaggi di gradimento smentendo l'assioma di una facile uscita a sinistra dalla crisi che molti pongono alla base delle loro certezze.

Essere contrari al governo Monti , come noi siamo, non significa non riflettere sul complessivo quadro di interazioni che ha determinato , e condiziona il quadro attuale, per cui pensiamo ora a difendere l'art 18 ed a chiudere un buon accordo sul mercato del lavoro , sostenendo con forza la Cgil , e finche ' tengono su questa posizione gli altri sindacati, ed a dare sbocco ai movimenti di protesta in atto consentendo loro di portare a casa risultati concreti in una trattativa diretta con il governo, dedicando le nostre migliori energie a definire un progetto di nuovo modello di sviluppo su cui costruire un programma comune della sinistra italiana su cui provare ad uscire, con le scelte che saranno opportune, dallo stallo in cui ci siamo posti, e sopratutto a ricostruire quel filo della rappresentanza la cui interruzione costituisce il vero sintomo della crisi della nostra democrazia.

 

Evitiamo comunque di dilettarci a dare lezioni di legittimita' ai nuovi movimenti di protesta che si vanno manifestando, sicuramente poco ortodossi ma assolutamente rappresentativi di esigenze reali e giustificate.

Dobbiamo, invece, assolutamente riuscire a collegare anch'essi alla difesa del lavoro dipendente anche se vedono come protagonisti piccoli produttori autonomi o piccoli imprenditori ( pescatori, trasportatori, contadini) .

 

Queste categorie non sono poteri forti finanziari nemici giurati del lavoro dipendente, sono soggetti sociali protagonisti di diretta attivita' lavorativa in conflitto con il governo su questioni che partendo dagli aspetti fiscali dei approvigionamenti energetici giungono a contestare come il ritorno di valore ad esse riconosciuto quale corrispettivo della loro attivita' sia assolutamente spoporzionato al complessivo valore aggiunto successivamente da altri realizzato sui vari passaggi della catena economica/ distributiva / commerciale in cui e' inserito il loro momento produttivo,nonostante la rilevanza primaria della loro attivita' produttiva e di servizio per la stessa costituzione della complessiva catena economica.

 

Quando parliamo di blocco sociale alternativo delle comunita' dei produttori attorno ad un progetto di nuovo modello di sviluppo parliamo quindi anche della necessita' che queste categorie , pur nella differenza dei momenti produttivi, vedano nel movimento dei lavoratori organizzato un interlocutore possibile sui programmi e sulla tutela dell'idea base della rappresentanza, e non una aspirante corporazione che spera" tremante "di risolvere i suoi destini in una esclusiva trattativa di vertice con il governo al quale offre quale pegno "devoto" la sua assoluta ed indiscussa "affidabilita" istituzionale.

 

Non dimentichiamo mai una antica lezione : Il movimento operaio e' forte se diviene rappresentativo di un progetto complessivo di riforma della societa', diretto a risolvere le esigenze ed i bisogni anche di categorie e soggettivita' naturalmente estranee alla sua originaria area di rappresentanza.

 

Questo e' il senso del compito fondamentale per la Sinistra di assumere una autentica funzione nazionale come condizione per la costruzione di un blocco sociale maggioritario nel paese reale, decisivo sopratutto in una fase in cui le fasi produttive ed i processi di creazione di valore si differenziano in molteplici distinte e diverse articolazioni .

Funzione da svolgere, nel quadro attuale, nella direzione di connettere il proprio progetto di ristrutturazione democratica della societa' ad un progetto europeo di costruzione di una entita' politica sovrastatuale, da ridefinire a sinistra in comune con le altre forze del Socialismo Europeo di cui noi siamo parte attiva e protafgonista.

 

Nel PSI questa impostazione deve costituire il punto di riferimento di qualsiasi linea politica, altrimenti il partito perdera' le sue reali ragioni costitutive .

 

Ma di queste cose discuteremo presto come Sinistra Socialista nelle riunioni che convocheremo a brevissimo e che la nostra compagna Desiree' sta preparando.

 

FRANCO BARTOLOMEI , segreteria nazionale del Partito Socialista Italiano.

 

 

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