La   rinascita  culturale  della  societa’ civile , fattore  sociale della  rinascita  democratica del paese, ed elemento strutturale della riforma del suo modello economico di sviluppo

Qualsiasi progetto di rinnovamento del nostro sistema paese, fondato sulla ricerca di un nuovo modello di sviluppo sociale ed economico e sul rinnovamento  democratico delle nostre istituzioni ,deve partire da una percezione esatta della  crisi di valori, di prospettive e di certezze che attraversa in   profondita’ la  societa’ italiana.

La comprensione della situazione del paese non puo’ prescindere  dalla maturazione di una analisi delle  cause di una trasformazione dei modelli culturali di riferimento della societa’  che  ha progressivamente modificato i lineamenti tradizionali della nostra identita’ culturale, che si e’ consolidata in parallelo alla assunzione del mercato come elemento regolatore della totalita’ dei   rapporti sociali fino a definire  i contorni di una vera e propria  nuova egemonia culturale del pensiero liberista.
Questa trasformazione della coscienza sociale, che ha costituito nei fatti il fondamento di un consenso di massa  alla trasformazione della nostra costituzione materiale , avvenuta negli ultini 20 anni,   affonda le sue radici, ben oltre le  rilevanti difficoltà economiche che il paese attraversa, in un insieme di mutazioni epocali che hanno  inciso in profondità nella coscienza di sé della società italiana , ed  alimentando quel  processo di destrutturazione della  rete esistente  di garanzie sociali e lavorative  , imposto dal nuovo modello di rapporti economici e finanziari affermatosi a livello mondiale dopo l’89, i cui effetti, nell’impatto con gli squilibri endemici della nostra struttura sociale, e con i limiti di funzionamento della vita istituzionale del paese, hanno prodotto conseguenze devastanti sulla coesione della società e sulla qualità della convivenza civile tra i cittadini.
L’invadenza e l’uniformita’di un sistema mediatico la cui qualità dei contenuti ha ormai raggiunto livelli molto scadenti ha inoltre contemporaneamente alterato il livello di  autocoscienza della opinione pubblica, mentre la assenza di corretti meccanismi di ricambio delle classi dirigenti fondati sul merito e la parita’ delle opportunita’ ha ulteriormente aggravato una complessiva crisi di fiducia  delle giovani generazioni nelle proprie concrete possibilita’ di autorealizzazione nel mondo del lavoro.
Questo lungo processo involutivo della coscienza sociale comincia ora ad  infrangersi contro l’esaurimento e la crisi verticale di quel modello neo-liberista di rapporti economici e sociali, che in misura crescente e progressiva negli ultimi 30 anni  ha costituito il fondamento e la premessa strutturale del suo  stesso consolidamento.
La crisi del sistema  dei rapporti finanziari del mondo sviluppato , e la conseguente congiuntura economica a cui essa ha dato avvio,sta oggi incrinando il sistema di certezze attorno  cui l’occidente sviluppato ha costruito i propri modelli di crescita e di vita associata.
In particolare mina alle radici questo modello di relazioni culturali fondato sull’idea forza che il dover essere sociale fosse solo un orpello ” etico e pedagogico” di un’epoca passata in cui l’individuo non era nelle condizioni di realizzare concretamente un proprio autonomo e soddisfacente disegno sociale , ormai spazzata via da un nuovo  sviluppo sociale divenuto in grado di garantire a livello di massa  una mobilita’ sociale concreta e facilmente accessibile, rispetto al cui incedere la politica definitivamente risolta la “ questione sociale” non sarebbe piu’ stato il luogo della definizione e regolazione delle finalita’ sociali.
L’ esaurimento odierno  di questa aspettativa concreta di crescita porta con se la crisi di tutto un orizzonte culturale lasciando le societa’ avanzate disilluse , perplesse, ed impreparate di fronte ad un inaspettato  futuro di difficolta’ materiale e di incertezza nelle prospettive di sviluppo e di crescita.
Nella coscienza sociale del mondo sviluppato si va  generando  quindi  un vuoto di riferimenti per il futuro che va a sovrapporsi ad una   consolidata precedente visione culturale del mondo e della vita ,che pur non corrispondendo  piu’ alle possibilita’ reali che la crisi delle societa’ offre agli individui continua ancora a mantenere  una sua capacita’ di suggestione in assenza di progetti e modelli alternativi compiutamente definiti.
Siamo quindi in presenza di una crisi complessiva della società, morale e sociale, che ha come caratteristica nuova rispetto al passato la diffusione tra gli individui di una angoscia del futuro della quale le generazioni più giovani costituiscono le prime vittime.travolte dall’esaurimento di una prospettiva di fiducia e di sicurezza  e prive di strumenti critici e schemi interpretativi in grado di orientarle nella individuazione delle reali priorita’ delle questioni destinate a condizionarne  la vita sociale.
Il nostro compito è quindi quello di ricostruire un sistema di valori sociali su  cui ricomporre un nuovo linguaggio politico e culturale rappresentativo di un progetto di ricostruzione sociale e democratica del paese, in cui l’aspetto della qualita’ della vita culturale del paese deve assumere una considerazione di ben diverso spessore rispetto al passato per la rilevanza che i consumi culturali ed i processi formativi hanno ormai assunto nelle societa’ sviluppate
Un progetto in cui un forte investimento sociale sulla riqualificazione ed il potenziamento strutturale della istruzione e della ricerca pubblica, sulla elevazione qualitativa della complessiva produzione culturale del paese, e sulla liberalizzazione e moltiplicazione dei suoi canali di contatto e scambio con il tessuto sociale, capace di rendere concreta la fruizione a livello di massa di una produzione culturale di qualita’, libera nella sua espressione creativa e facilmente accessibile in tutti i suoi circuiti  di produzione e diffusione alle nuove leve di giovani operatori, artisti ed intellettuali, divenga momento importante  di una piu’ generale riconversione dei modelli di consumo e di riqualificazione della domanda sociale.
In tal modo  i Socialisti, e tutta la Sinistra, debbono   riconsiderare l’investimento sui livelli culturali del paese  come una  scelta di priorita’  all’interno di piu’ generale disegno di riaggregazione sociale, in cui  la capillarizzazione della vita culturale, la diffusione dei saperi e l’accesso ai processi formativi, come vero e proprio diritto pubblico soggettivo, possono concretamente rappresentare  fattori determinanti di una ricostruzione qualitativa del tessuto civile del paese., ed c una opportunita’ di creazione di nuova ricchezza  sociale ,reale e pulita, fondata sulla tutela delle capacita’ creative degli individui.
Un processo generale di riacculturazione dell’ intero sistema paese rappresenta inoltre una premessa indispensabile per riacquisire una complessiva capacita’  di innovazione sociale , tecnologica e produttiva, necessari ad evitare che il nostro sistema produttivo,  confinato prevalentemente  a gamme di produzioni di bassa qualita’ e ridotto valore aggiunto, rimanga prigioniero delle logiche soffocanti di un confronto con nuovi produttori mondiali che poggiano la propria estrema competitivita’ su un quadro di arretratezza sociale di fondo, in cui la contrazione dei costi del lavoro e la mancanza di garanzie  segnano livelli incompatibili con un  normale sviluppo democratico.
Infine da un punto di vista strettamente economico occorre considerare come un modello di sviluppo che  consideri l’attivita’ culturale, diffusa ed autoprodotta, in modo autonomo o associato, da operatori liberi ed indipendenti , come una attivita’ sociale da riconoscere , promuovere , e garantire, acquisirebbe al patrimonio  della comunita’ nazionale un nuovo elemento strutturale di creazione di reddito che in un paese sviluppato, in cui la soddisfazione dei bisogni secondari rappresenta una enorme voce di consumo dei cittadini , andrebbe a coinvolgere  un numero di attori di notevole entita’ ,  attraverso  attivita’ svolte con forme ,tempi e modi di lavoro pressoche’ liberamente autoregolati, ed in cui gli elementi  di flessibilita’ lavorativa  essendo quasi tutti inseriti in una logica di apprendistato, e di acquisizione di  competenze su cui costruire nel futuro una propria iniziativa autonoma, sarebbero pienamente accettabili.

2) Cause della trasformazione dei modelli culturali e del processo involutivo della vita culturale del paese nel modello economico neo-liberista.
Nell’analisi dei processi sociali che hanno contribuito alla affermazione di questa vera e propria egemonia culturale del pensiero unico liberista  , oggi minata dall’orizzonte di crisi ormai dispiegato davanti alle societa’ occidentali, occorre valutare alcuni elementi prioritari che, interagendo tra loro, hanno costituito gli assi di riferimenti di un processo di trasformazione della coscienza sociale del paese di cosi’ vasta portata che ha progressivamente modificato negli ultimi 30 anni il profilo del costume sociale del paese e lo stesso livello di percezione dei problemi sociali da parte degli individui.
In particolare possiamo tentare di individuarli sinteticamente :
A) Nell’ esaurimento dei tradizionali modelli culturali e morali di riferimento che hanno nel tempo definito ed accompagnato la stessa identità nazionale nel corso dello sviluppo economico e civile della società del dopoguerra, spazzati via da un relativismo etico nel campo dei valori e da un pensiero unico dominante nel campo della coscienza sociale ed economica che la società italiana non ha mai conosciuto nelle attuali estreme determinazioni;
B) Nello svuotamento ormai quasi assoluto della capacità di rappresentanza, o, quantomeno, di semplice mediazione degli interessi e dei valori da parte di un universo politico ormai del tutto autoreferente nel suo rapporto con la società civile, ed apparentemente indifferente alla riduzione della politica ad un ruolo di mera cassa di risonanza di processi decisionali ad essa divenuti estranei;
C) Nella progressiva difficoltà dei diversi corpi sociali intermedi,di natura istituzionale o spontanea,(famiglia, comunità scolastica, partiti, sindacati, chiesa, aggregazioni di quartiere, dopolavori, associazionismo diffuso, ecc.), che tradizionalmente hanno svolto un ruolo decisivo nella formazione culturale individuale degli italiani costituendo la rete diffusa dei loro riferimenti sociali e rappresentando il momento primario di tutela aggregata ed individuale degli interessi della maggior parte della popolazione italiana ,a continuare a svolgere quella funzione di rete di formazione,di comunicazione comunitaria , di solidarietà e di rappresentanza, in virtù della quale in passato la società civile ha sovente attutito le proprie contraddizioni sviluppando un processo di crescita collettiva che allo stato è in fase di evidente esaurimento;
D) Nel delinearsi progressivo,in ragione dei mutamenti strutturali intervenuti nell’economia e nelle forme del lavoro, di una società in cui i momenti e i luoghi di aggregazione diventano sempre più rarefatti,ed in cui lo spirito comunitario viene sostituito da una dimensione sempre più frammentaria ed isolata dei rapporti tra gli individui che si trovano ad affrontare senza adeguati “strumenti” una rivoluzione dei costumi e dei rapporti sociali ed economici che introduce forme di insicurezza e paura nell’approccio esistenziale.
E) Nella antiintellettualita’, come scelta ideologica e necessitata, del nuovo modello neo-liberista dei rapporti sociali ed economici che fonda la sua capacita’ egemonica sull’idea forza della delegittimazione assoluta delle culture alternative al modello sociale affermatosi dopo il” crollo del muro” , fondate su una idea del dover essere sociale come coscienza critica dell’esistente,fondata su una centralita’ sociale del soggetto consumatore, e su una cultura di massa televisiva e mediatica che nel livellamento dei linguaggi e dei modelli culturali  di riferimento, sostanziati da un allargamento e da una standardizzazione dei consumi , e da una omologazione dei comportamenti sociali, trova ragione per l’affermazione dell’ avvenuto raggiungimento di una sostanziale eguaglianza tra i cittadini che rende inutile ,” controproducente”, ed “ estraneo” l’intellettuale quale critico dell’esistente in quanto anticipatore di schemi sociali contrastanti .
F) Nell’affermazione di un modello di vita sociale in cui i singoli sostituiscono alle loro precedenti identita’ culturali, tradizionalmente ancorate  in modo solido  al ruolo ricoperto nei processi produttivi,una nuova coscienza della propria appartenenza sociale,  assumendo  una  omogeneita’ di comportamenti , contemporanei all’accesso ad una  fascia di consumi  coinvolgenti la sfera della  qualita’ della propria vita personale  , caratterizzati dalla assimilazione di modelli culturali uniformi e compatibili con il pensiero sociale consolidato dall’affermazione del modello economico e sociale esistente, fondati sulla assoluta preminenza del mercato, come sistema di regolazione dei rapporti sociali, e del consumo, come metro dei modelli comportamentali.
Questo nuovo orizzonte della coscienza sociale,consolidatosi in parallelo all’indebolimento della memoria collettiva come filtro formativo trasmesso tra le generazioni,  si è diffuso particolarmente nelle fasce piu’ giovani della popolazione, nei ceti emergenti, e nei settori tradizionalmente piu’ marginali rispetto ai processi produttivi reali, ed e’ stato sostenuto in modo determinante dalla convinzione in una, apparentemente credibile, aspettativa di generalizzata mobilita’ sociale che ha convogliato le energie sociali verso una tensione esistenziale tutta interna all’orizzonte sociale ed economico esistente.
Tale diversa proiezione delle aspirazioni individuali ha dissolto  soggettivamente le appartenenze di classe ben oltre le oggettive trasformazioni strutturali dei processi produttivi e le conseguenti modificazioni del mercato del lavoro.
Le  societa’ sviluppate sono quindi venute assumendo quelle tipiche  caratteristiche di “liquidita’’ che implicano, quale conseguenza strutturale,l’omologazione ai valori di consumo esistenti quale condizione per evitare l’esclusione individuale dai momenti di aggregazione sociale, con una conseguente deresponsabilizzazione degli individui rispetto alle scelte di vita , fino a favorire nelle realta’  caratterizzate da un  tessuto civile fragile  un complessivo indebolimento della stessa etica sociale .
La valutazione delle ragioni storiche di questa trasformazione del costume , dei valori di vita, e dello spessore culturale della convivenza civile degli individui, assume oggi un significato rilevante nel momento in cui le ragioni strutturali che hanno sostenuto queste modificazioni delle societa’ economicamente sviluppate si vanno esaurendo , e le forze della sinistra, forse anche oltre i propri meriti reali, si trovano nuovamente di fronte al compito di indicare un progetto di rinascita delle societa’ avanzate, che a partire dalla individuazione di un nuovo modello economico , e di un nuovo sistema di rapporti sociali, sia in grado di rigenerarne complessivamente il tessuto democratico.
La corretta interpretazione dei processi, come premessa dello spessore di un progetto alternativo, assume ulteriore rilevanza alla luce dei  rischi  incombenti di involuzione autoritaria insiti nella attuale drammatica crisi delle stesse prospettive di mantenimento della crescita  delle economie delle grandi democrazie occidentali, che implicano  necessariamente l’adozione un diverso  modello di sviluppo fondato su una riconsiderazione del significato reale e sociale del tradizionale concetto di ricchezza sociale, e su una ristrutturazione della domanda in termini sociali in grado di razionalizzare  la concreta possibilita’ per l’avvenire di una contrazione dei livelli di consumo privato.
Compito della Sinistra sara’ quindi quello di governare democraticamente verso una utilita’ generale le trasformazioni strutturali che i modelli di uscita dalla crisi indurranno necessariamente nelle societa’ avanzate ,e che  costringeranno gli individui a riconsiderare il loro stesso ruolo all’interno delle societa’ alla luce della modificazione delle aspettative e delle concrete possibilita’ di esistenza che il corto circuito del modello economico esistente dispiega in un  tangibile.orizzonte.

3) Marginalizzazione del ruolo sociale degli intellettuali e funzionalizzazione della cultura alle logiche del mercato
La Sinistra deve ormai  prendere atto che purtroppo di fronte a tale stato di degrado della convivenza civile degli Italiani, il mondo della cultura ufficiale ,ammessa all’accesso nei circuiti mediatici ed editoriali, non assolva a differenza di quanto avvenuto in epoche passate in alcun modo al suo ruolo, proprio, di offrire alla società civile la propria capacità di analisi della realtà,spesso anticipatrice delle risposte collettive ,e di interpretazione creativa dell’esistente, indispensabile a far lievitare una nuova coscienza collettiva delle questioni e delle priorità esistenti.
L’attuale cultura “ufficiale” si è andata riducendo  per lo più a sciorinare,in totale assenza di spirito critico, quale soluzione alle grandi questioni epocali che si affacciano al futuro dell’umanità globale,esclusivamente ricette e raccomandazioni socio- economiche ispirate a una sempre più rigorosa logica di mercato, accompagnate da riferimenti di valore ispirati a un apparente ipocrita finto buonismo relazionale che in realtà costituiscono la veste commestibile necessaria all’accettazione e riproduzione di un reale sistema quotidiano di vita in cui l’armonia e la mitezza del vivere rappresentano ormai solo materia da spot pubblicitario.
In tal senso  riteniamo che l’ assottigliamento della figura dell’intellettuale, non più portatore di un impianto culturale autonomo, o di una concezione complessiva della società e della vita, o di sistemi di conoscenza e di interpretazione della realtà , o di una forte capacità critica dell’esistente, ma ridotto a un ruolo del tutto funzionale ai processi economici, sociali e culturali in atto ,rappresenti la cartina di tornasole di una società, concettualmente riunificata in un pensiero sociale dominante ispirato alla filosofia del mercato, che tende inevitabilmente ad assumere un atteggiamento del tutto anti-intellettuale, sempre più immersa in una concezione della vita esclusivamente economica finalizzata al consumo od alla aspirazione ad esso.
Una sociata’ sempre piu’ solo formalmente democratica nel suo ossessivo ricorso alla filosofia del sondaggio quale unità di misura delle pulsioni e degli stati emozionali di una opinione pubblica frammentata e stordita, oggetto di un continuo processo di adeguamento alle  logiche di mercato dei comportamenti degli utenti-consumatori-elettori-cittadini-clienti-ascoltatori alimentato dai mezzi di comunicazione di massa attraverso l’azione dalle elite dei suoi operatori culturali di professione.
Una società che si muove secondo queste dinamiche costringe la stessa espressione artistica,che per definizione dovrebbe rappresentare lo spazio sociale della libera creatività degli individui, a subire analoghe conseguenze in termini di marginalizzazione e di sottoposizione a rigidi processi selettivi che escludono dal mercato quasi tutta la produzione artistica che non risponde alle sue logiche.
Nella società attuale l’intellettuale e l’artista che continuano a svolgere la propria attività con totale autonomia di giudizio e di coscienza vengono progressivamente, in assenza di qualche logica di appartenenza che possa in qualche modo recuperarli, ad essere posti ai margini dei modelli che determinano le scelte dei sistemi dominanti dell'offerta culturale.
In tal modo si viene a consolidare nel mondo artistico ed intellettuale, a causa della strutturalità della comune condizione di emarginazione che esso va subendo, una omogeneità di sentire i problemi e di vivere il proprio rapporto con la società italiana, che tende a trasformare oggettivamente le nuove generazioni degli artisti e degli intellettuali in una sorta di moderna "classe", accomunata da una esigenza di tutela e di riscatto che tende a trasformarsi in una autentica omogenea domanda sociale.
Tale fenomeno aggregativo del tutto nuovo che interessa il mondo della cultura, costituisce un autentico paradosso, partorito dai processi involutivi della società italiana, che tende a trasformare il tradizionale rapporto, di naturale strettamente "individuale", esistente tra l'intellettuale, libero individuo creatore per definizione, ed il resto della società.
Dobbiamo ritenere che tale processo degenerativo della vita culturale e con esso della democrazia italiana debba e possa essere contrastato attraverso la rinascita di una figura di intellettuale e di artista libero, in quanto sottoposto solamente alla valutazione del proprio merito da parte della comunità civile, ed in quanto non condizionati nella loro esistenza sociale ed economica da egemonie e monopoli culturali, economici e finanziari.
I Socialisti sono convinti che in una democrazia autenticamente liberale nelle sue istituzioni, e sociale nelle sua autentica costituzione materiale, in grado di offrire alla popolazione l’opportunità di gestire i propri interessi collettivi ed individuali con piena autonomia di giudizio, una rinnovata figura intellettuale libero rappresenti la garanzia di una pubblica opinione che si riappropri nel senso più vero delle proprie scelte.

4) Crisi della Democrazia e funzionalizzazione della cultura di massa
Le moderne democrazie di massa stanno progressivamente modificando la loro originaria natura di organizzazioni istituzionali fondate sul principio della espressione della sovranità popolare in una cornice istituzionale rigorosamente liberale, in nuove realtà istituzionali, caratterizzate, nella vita reale delle loro istituzioni di governo, e nel funzionamento dei loro istituti di rappresentanza, dalla tendenza dei processi decisionali reali a divenire sempre più estranei alle scelte consapevoli dei cittadini, e nelle quali anche la stessa possibilità di controllo a posteriori da parte della popolazione del modo e della qualità in cui viene realizzato il momento del “governo della società” appare di sempre più difficile concreta attuazione.
In particolare le società democratiche economicamente più sviluppate, ormai sempre più investite dalla perdita di sovranità dei rispettivi poteri statuali, non più in grado di governare i processi di globalizzazione economica e finanziaria che interagiscono a livello sovranazionale, rischiano di trasformarsi in strutture formali meramente autoritative, nelle quali le opzioni di governo sulle grandi scelte di interesse collettivo sono condizionate, se non addirittura forzate, da indirizzi ed interessi , che trovano la loro genesi in ragione di un sistema di interrelazioni economiche e finanziarie, e di logiche di compatibilità di “sistema”, valutate ed adottate al di fuori dei processi democratici di formazione della volontà collettiva svolti all’interno degli organismi a cui è affidato l’esercizio del potere di rappresentanza democratica della popolazione.
Questo processo di progressivo svuotamento dei reali poteri di indirizzo strutturale a disposizione degli stati nazionali, con la loro subordinazione in materia economica alle istanze superiori di organismi sopranazionali, di natura tecnica e non politica,che esercitano funzioni di orientamento e di controllo delle scelte economiche e sociali degli stati, e di orientamento globale degli investimenti finanziari, implica quindi necessariamente il rischio di una   involuzione tendenzialmente autoritaria della vita democratica dei paesi occidentali, trasformando la “costruzione del consenso”   in una esigenza vitale delle classi dirigenti, da considerare come la preoccupazione principale per l’esercizio della loro attività di governo dei moderni stati, organizzati in forma democratica, in modo molto più pressante di quanto paradossalmente non si verifichi nel rapporto tra classi dirigenti e popolazione negli stessi sistemi dittatoriali, in cui le scelte collettive risultano esclusivamente forzate in termini autoritari, e non debbono essere sottoposte ad alcuna ratifica elettorale, o ad alcuna altra forma di verifica formale in un rapporto esplicito e diretto con la pubblica opinione.
Questa pericolosa linea di tendenza delle moderne democrazie, accentuata dal ruolo preponderante assunto dai mezzi di comunicazione di massa, affida al mondo della cultura delle responsabilità enormi rispetto ai destini delle comunità nazionali,ben più rilevante del passato, per il ruolo sociale che esso va ormai assumendo, in tutte le sue diverse forme di espressione e di articolazione professionale, nella organizzazione civile e sociale dei paesi sviluppati, ed in particolare nel loro sistema mediatico - editoriale, e nei processi di acculturazione di massa, indotti o accelerati nella popolazione dai flussi informativi trasmessi dai mezzi di comunicazione.
Nelle moderne democrazie mediatiche di massa, infatti, anche a fronte di una scolarizzazione diffusa degli individui, l’incidenza del mondo della cultura sugli orientamenti collettivi raggiunge livelli di rilevanza, estensione, e profondità mai conosciuti in nessuna altra epoca dell’umanità.
La stessa vita culturale in sé, ed i bisogni e consumi ad essa più o meno connessi ,è divenuta in una società economicamente sviluppata, che ha tendenzialmente risolto i bisogni primari, un fattore di investimento, di produzione e di creazione di valore e lavoro, tale da trasformarla in una componente non secondaria della stessa vita economica del paese, addirittura calcolabile quale fattore di composizione del prodotto interno lordo delle nazioni.
Questa duplice rilevanza della cultura la rende sempre meno libero campo di espressione dello spirito umano e sempre più fattore sociale determinante negli equilibri reali della società, rendendola in tal modo oggetto, da parte dei poteri forti esistenti, di una “attenzione” particolare alla sua funzionalità che travalica necessariamente il merito e la qualità della sua espressione.
Il rapporto tra poteri e cultura in senso ampio diviene quindi il vero punto critico dello sviluppo della comunità nazionale attorno al quale si determina per larga parte la stessa qualità della vita dei cittadini e la gran parte delle ragioni che sottendono la qualità e il livello di maturità della vita democratica del paese.
La trasformazione dei mezzi di comunicazione di massa da strumenti popolari di arricchimento culturale ed informativo a strumenti perfezionati di veicolazione del prodotto commerciale, del messaggio ideologico, del modello culturale, e del costume di vita, ha purtroppo incrinato la speranza progressista e democratica che la diffusione della scolarità di massa potesse portare con sé una automatica elevazione culturale della popolazione tale da ricomporre “verso l’alto” il distacco tradizionale tra intellettuali e popolo
Inoltre è divenuto ormai certezza il rischio che nelle società democratiche dell’occidente, l’esaurimento dei modelli sociali alternativi all’economia di mercato,ed il conseguente prevalere nel campo delle scienze sociali di una nuova egemonia culturale del “pensiero debole” ,in assenza di una corrispondente elevazione dei livelli di maturità della pubblica opinione potesse covare in sé i germi di un drastico ridimensionamento del ruolo degli intellettuali nella formazione dei processi decisionali.
Da questa marginalizzazione sociale del ruolo della cultura è inevitabilmente derivato un indebolimento della stessa società civile rispetto ai poteri forti esistenti, i quali  in tal modo hanno ulteriormente consolidato la condizione ottimale di poter esplicare la propria influenza sociale – politica – economica e culturale liberi dagli ostacoli frapposti da una strutturazione alternativa, o più semplicemente critica, della cultura sociale diffusa nella popolazione.
In particolare, l’esaurimento della figura dell’intellettuale organico, fortemente legato alla dimensione dell’impegno politico per la trasformazione   complessiva della società, che, pur in presenza di aspetti di conformismo e di intolleranza, ha comunque rappresentato un modello di esperienza intellettuale animato dall’idea di colmare il distacco endemico tra la cultura ufficiale e la vita della popolazione, in nome di un sistema di valori etici incardinati in un progetto alternativo di sistema,ha lasciato spazio ad una nuova figura di intellettuale professionista, ridotto a vivere la propria esperienza “professionale” in una dimensione funzionale agli assetti di potere esistenti, una sorta di riedizione moderna dell’antico intellettuale cortigiano che vive la propria esperienza culturale nel cerchio di influenza dei nuovi poteri forti esistenti (editoriali-mediatici-finanziari-commerciali), costretto a dover far convivere la propria crescita professionale con le regole di apparato del circuito mediatico che lo ingloba pur di riuscire ad entrare nella “ufficialità” della cultura ammessa alla espressione di sé attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Questa involuzione del ruolo dell’ intellettuale nella società contiene in sé evidentemente un insieme di implicazioni negative che rischiano di essere ancora più marcate nel nostro paese in cui il distacco tra cultura e popolo ha rappresentato, con la sola eccezione del periodo ’66-’78, uno dei principali aspetti critici della formazione della coscienza nazionale, e dello sviluppo della democrazia italiana ed ha costituito la ragione principale della stessa fragilità sociale che ha sempre afflitto il mondo della cultura italiana.
In particolare la tradizionale separazione del mondo della cultura dalla vita sociale del paese, ricomposta faticosamente solo nel secondo dopoguerra attraverso la figura dell’intellettuale organico, rischia ora di riprodursi in forme ancora più negative attraverso l’abdicazione del mondo culturale al proprio autonomo ruolo di libera coscienza critica della società e la sua riduzione ad un ruolo meramente funzionale a processi sociali e culturali che trovano la loro ragione costitutiva in un universo di interessi ben estraneo a quello della libera espressione culturale.

5) La Rinascita della Cultura Italiana ed il compito dei Socialisti.
Per noi SOCIALISTI, pienamente consapevoli della crisi democratica che rischia di investire le societa’ occidentali , diventa quindi indispensabile colmare nuovamente la distanza tra mondo della cultura e popolazione, creando un rapporto paritario e partecipativo, che da un lato riporti il mondo della cultura alla piena consapevolezza delle sue responsabilità verso l’opinione pubblica e dall’altro ricostruisca nella popolazione un atteggiamento attivo nei confronti dell’universo culturale, fondato sulla consapevolezza che la cultura rappresenta un bene primario della vita comunitaria, che deve essere tutelato, salvaguardato, e collettivamente goduto in tutte le sue diverse forme di manifestazione.
Occorre quindi evitare che tutte le possibili strutture di intermediazione (di natura economica, sociale, mediatica, editoriale, finanziaria, politica) esistenti nella relazione tra cultura e popolo, riducano tale rapporto a livelli di mera fruizione commerciale di massa o ad un subalterno rapporto di pura acculturazione collettiva, che rappresentano l’aspetto speculare di una contemporanea rinnovata chiusura dell’universo culturale in una casta autoreferente e strumentalmente privilegiata dal potere.
Appare inoltre indispensabile favorire il ricambio generazionale nel mondo della cultura attraverso la creazione di nuovi canali alternativi di accesso nella produzione e nella distribuzione artistica, necessari a scardinare gli attuali sistemi selettivi legati alle logiche clientelari, nepotistiche , e rigorosamente commerciali,ed a forzare la rigidità di tutti i canali ufficiali di accesso al mercato che allo stato attuale condizionano e ricattano una intera nuova generazione di artisti ed intellettuali.
I SOCIALISTI ritengono quindi che una grande riforma del mondo della cultura italiana, realizzata attraverso la creazione di un autentico spirito comunitario tra i cittadini ed il mondo della espressione artistica, organizzato nelle forme possibili in strutture di gestione di spazi autonomi, permanenti ed autorganizzate, capace di trasformare la distinzione tradizionale tra fruitori e creatori del prodotto culturale in nuovo rapporto partecipativo tra popolo e cultura rappresenti l’elemento fondamentale da cui realizzare un più generale movimento di ridefinizione sostanziale e della democrazia italiana attraverso una vera e propria ricostruzione delle sue radici popolari.
In particolare , la ricomposizione di un forte e diretto rapporto tra popolo e cultura puo’ costituire di per sé la garanzia e la spinta per una radicale trasformazione degli attuali canali di selezione delle avanguardie intellettuali, nel senso della piena valorizzazione del merito oltre ogni sistema di cooptazione gestito da una casta concentrata sulla propria autoriproduzione, indebolita nella propria capacità creativa e nella propria autonomia di giudizio da una dipendenza alle logiche di mercato che determinano l’accesso al sistema mediatico editoriale che governa l’industria della cultura, e per un rovesciamento degli attuali criteri di valutazione che governano l’accesso al mercato del prodotto culturale e la stessa formazione dei consumi culturali di massa.
Questo processo di riradicamento democratico della vita  nazionale potrà in tal modo avvenire attraverso la contemporanea, ed interdipendente crescita di una pubblica opinione, autonoma nelle scelte, critica dei messaggi mediatici di cui è ossessivamente destinataria, tenace nella difesa dei suoi diritti, consapevole della natura dei processi decisionali della società, vigile nella tutela dei reali interessi collettivi e indipendente nella sua capacità di selezionare priorità sociali,civili ed economiche e di una nuova generazione di intellettuali ed artisti liberi nella loro espressione dai condizionamenti indotti da un sistema di comunicazione con il pubblico governato in tutti i principali canali di accesso al mercato da logiche selettive, dirette nella loro finalità primaria ad una sostanziale autoriproduzione delle classi dirigenti attraverso la creazione di una omogenea classe di “operatori della cultura” funzionali ai poteri esistenti, necessaria allo sviluppo del mercato inteso quale terreno di esclusiva commercializzazione del prodotto culturale da esse proposto al consumo .
Riteniamo che questo necessario percorso di rinnovamento etico e culturale della vita democratica del paese debba e possa prendere avvio anche nell’universo della produzione artistica, inteso nel senso più tradizionale quale campo di espressione della più elevata mani­festazione dello spirito dell’uomo, in quanto la ricostruzione di un rapporto comunita­rio tra la società civile e la propria espressione artistica costituisce una rottura demo­cratica dell’insopportabile attuale stato delle cose che, giungendo a realizzarsi proprio nel punto più elevato e tradizional­mente considerato più esclusivo ed elitario dell’universo culturale,può risultare per ciò stesso capace di produrre a cascata i suoi effetti positivi sulla totalità della vita culturale ,estendendo i suoi effetti innovativi in tutti settori della società in cui si manifestano le diverse forme della attività culturale del paese.
In tal modo, la ripercussione a scalare di tale scossa innovativa,se sostenuta dalla azione di tutte le strutture organizzate, politiche ,sindacali, associative, interessate come noi a riaprire un autentico processo democratico di rinascita della cultura italiana  , potrà attraversare lo stesso mondo della gestione dei mezzi di co­municazione di massa, oggi sottoposto ad un controllo pressoché totalitario esercitato dalla economia e dalla finanza ,e quello del giornalismo, i cui canali di selezione professionale sono ormai sempre più regolati da logiche di “formazione” della pubblica opinione ispirate ai dettami della “filosofia del mercato”, ed alle soventi più concrete esigenze commerciali dei rispettivi datori di lavoro.
Un processo del genere dara’ inoltre un contributo determinante alla rivitalizzazione del mondo dell’insegnamento scolastico,il quale , nonostante sia sottoposto ad un processo di marginalizzazione ,e viva una condizione di diffusa frustrazione, continua ancora a coltivare in sé forti margini di indipendenza e di spessore critico che debbono essere assolutamente preservati e consolidati, ed a costringere lo stesso insegnamento universitario a misurarsi fino in fondo con i propri doveri di responsabilità nei confronti della qualità della cultura di massa del nostro paese , rifuggendo dall’antico vizio professorale di rinchiudersi nel proprio aulico ruolo cattedratico interpretando la propria esperienza professionale in modo avulso dalla vita della società civile.

6) Nuovo rapporto di autonomia critica della Cultura con l’universo politico come condizione per il rafforzamento del suo ruolo sociale.
I Socialisti debbono essere nuovamente   consapevoli del delicato e decisivo ruolo di orientamento collettivo che il mondo della cultura svolge all’interno dell’organizzazione sociale di una società avanzata e strutturata in forme istituzionali democratiche, in cui le scelte della pubblica opinione costituiscono il terreno sul quale necessariamente debbono essere misurate le scelte delle classi dirigenti, ed in cui gli intellettuali possono alternativamente assolvere alle funzioni di coscienza collettiva della comunità civile oppure a quella ben diversa di organizzatori del consenso per conto terzi
Appare evidente in tal senso che  la nostra ’impostazione critica  sull’attuale ruolo della cultura e degli intellettuali nella società trascende il merito delle loro scelte e delle loro concrete impostazioni di pensiero, riguardando il metodo e le qualità della natura del processo formativo degli orientamenti da essi trasmessi alla pubblica opinione, con particolare riferimento alla qualita’ dei processi di selezione delle elite ammesse ad operare nei circuiti ufficiali di diffusione della produzione culturale che inevitabilmente ne condizionano l’agire.
In tal senso per noi SOCIALISTI la valutazione della libertà di espressione manifestata dall’intellettuale non è certo misurata dalla propria condivisione della opinione ma è presa in oggetto esclusivamente sulla base della acquisizione della certezza della indipendenza funzionale del pensiero da esso manifestato. La garanzia di tale indipendenza rappresenta quindi l’unica vera garanzia della qualità e della “positività sociale” della funzione di orientamento collettivo che gli intellettuali devono giustamente poter rivendicare .e che i socialisti ritengono  con essi di dover condividere.
Dobbiamo quindi sviluppare il nostro  ragionamento rigorosamente ed esclusivamente sul tema del rispetto e della garanzia del “metodo democratico”,inteso nel senso più integrale,nella formazione delle scelte collettive,e della verifica dei modi in cui il mondo della cultura vada ad incidere su di esse.
Non dovendo rivendicare pertanto come carattere qualificante dell’impegno culturale una specifica preordinata visione della società,nel significato ideologico del concetto, il mondo della cultura deve potersi   rapportare con la “politica” in termini di totale indipendenza e autonomia senza ricercare alcun legame di appartenenza, pur nella doverosa consapevolezza  che la crisi della politica contenga in sé pericolosi rischi di degenerazione autoritaria.
Tale scelta di indipendenza, di natura e portata  quasi” costituzionale”, costituisce per noi la condizione necessaria per consentire alle nuove leve del mondo della culturale di poter divenire  punto di aggregazione della domanda di rinnovamento e di libertà che accomuna la nuova generazione di artisti e intellettuali solidali nel rifiuto di un “sistema culturale” chiuso, clientelare, assistito ed asservito,  nella quale si diffonde sempre piu’ la convinzione che la propria separazione dalla comunità civile del paese si risolva in un vincolo alla propria crescita professionale e produca un impoverimento di consapevolezza critica della coscienza collettiva, non piu’ sostenibile neppure per un sistema paese alle prese con una crisi di prospettiva radicale che mina la stessa sopravvivenza di un sistema di relazioni sociali pienamente  garantista e democratico.
Riteniamo quindi che i nuovi soggetti culturali  debbano individuare allo stato nell’universo della politica esclusivamente la prima controparte istituzionale a cui rivolgere innanzitutto la propria richiesta di ottenere spazi e strutture ove realizzare il proprio progetto di espressione artistica comunitaria e partecipata al di fuori di ogni logica assistenziale e clientelare.
Posta questa doverosa premessa di carattere generale sui concreti rapporti che  l’universo delle rappresentanze politiche deve abituarsi ad intrattnere con l’universo culturale, occorre contemporaneamente  ribadire la convinzione che la ventata di antipolitica che percorre il paese, agitata da gran parte delle classi dirigenti economiche e finanziarie e condivisa da gran parte della popolazione, non sia in ultima analisi che la risultante naturale di una società ad una dimensione, portata progressivamente a privilegiare le soluzione tecniche alle opzioni di valore e tende a risolvere gli interrogativi del dover essere in una esaltazione acritica dell’esistente sociale.
Una societa’ divenuta sempre più anti-intellettuale che tende a considerare la cultura, quale sede della coscienza sociale, e la politica, quale sede della reale direzione dei processi sociali, come attività superflue appartenenti ad un’epoca del conflitto sociale ritenuta ormai superata, se non addirittura di ostacolo rispetto ad un mondo dei rapporti sociali che si possono autoregolare perfettamente sulla base delle regole economiche del mercato, senza necessitare di alcuna coscienza critica esterna e tanto meno di interventi dirigistici o semplicemente correttivi di natura politica.
In tal modo si è andato consolidando progressivamente un piano inclinato sul quale la società italiana sta scivolando verso un modello di organizzazione sociale sempre più americanizzato e sempre più lontano da quell’impianto di democrazia sostanziale delineato nei principi affermati nella nostra costituzione repubblicana.
La politica italiana da parte sua compie ogni sforzo per favorire gli esiti di tale linea di tendenza, da un lato riducendo al minimo ogni reale programmatica tra i diversi schieramenti contrapposti, allentando in tal modo i rispettivi vincoli di rappresentanza nei confronti degli elettorati di riferimento, abdicando in tal modo al suo compito più autentico di garantire la direzione dei processi e di selezionare o interpretare i valori collettivi, e dall’altro occupando in forme sistematiche, e sempre meno giustificate, ogni possibile spazio istituzionale e non, organizzato in funzione della gestione della spesa, comprese le istituzioni culturali, con metodi e logiche di stretta appartenenza e di puntuale spartizione destinate a soddisfare una classe numerosa di addetti di apparato
La politica ufficiale contribuisce in tal modo a schiacciare anch’essa la società civile ,con un invadenza sistematica non più suffragata da alcuna forte ragione progettuale o programmatica ,rifiutando di vedere il profilarsi di una nuova crisi istituzionale che nuovamente con il pretesto di liberare la società civile dal peso della politica potrebbe risolversi in una fase di ulteriore omologazione della società e di indebolimento degli strumenti di tutela delle fasce più deboli della popolazione.
L’Universo culturale deve quindi credere nella la propria autonomia dal “politico” pur affermando contemporaneamente lo spessore “politico” del proprio ruolo nella societa’ civile e politica, convinta che lo sviluppo della propria autonomia finirà comunque per rafforzare il tessuto democratico della società, riattivando nella coscienza sociale una nuova forte domanda di politica, intesa come capacità dei soggetti affidatari dei compiti di rappresentanza collettiva di recuperare il senso di una superiore attività di direzione dei processi sociali sulla base di un’impostazione di valori ,definita esclusivamente attraverso un rinnovato rapporto fiduciario con una popolazione nei confronti della quale il mondo della cultura avrà pienamente riassunto la propria funzione di libera ed autonoma coscienza critica.

Franco Bartolomei
Componente della Segreteria Nazionale del P.S.I.
Responsabile del Dipartimento - Saperi e Cultura-

Questa riflessione costituisce un tentativo di analisi della trasformazione strutturale subita dal ruolo e dalla qualità della incidenza dei ceti intellettuali, intesi in senso ampio come operatori culturali nella società di massa, sulla complessiva coscienza sociale dellà società e sui suoi modelli culturali.

Login

MiniCalendar

Febbraio 2017
DLMMGVS
1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728

Manifestazione 15 ott.