Riflettori accesi sugli indignati d’America, che – da New York a Kansas City – si accampano, marciano, e prendono un sacco di botte.
Chi scrive non si aspettava questa reazione antisistema nel giardino di casa della Finanza “creativa” (quella che fa soldi facili a spese di qualche miliardo di sventurati), ma se ne rallegra: giù il cappello di fronte a vecchi funzionari sindacali, universitari idealisti e padri di famiglia che sfilano per le avenue, sfidando la violenza dei poliziotti e gli spray urticanti.

Qualche giorno fa, nel corso di una manifestazione pacifica, 700 (700!) dimostranti sono stati arrestati; ieri è toccato ad altri 18, rei di aver tentato di scavalcare le transenne che, come cavalli di frisia, separano il “Paradiso” di Wall street dal nostro Ade quotidiano. Gli speculatori, i banchieri e i capitani d’industria (quanti nomi per un’unica, ristrettissima categoria!) vogliono evitare qualsiasi contatto con il popolo, che ha sempre fatto loro schifo, e adesso suscita anche un po’ di spavento. Sono ben protetti, d’altra parte: lo Stato “leggero” ha la mano pesante con chi non accetta il proprio karma.
I manifestanti gridano: “siamo il 99%”! Hanno ragione, ma non completamente. E’ vero: nella più grande Oligarchia del pianeta, gran parte della ricchezza è detenuta da un’infima minoranza – che controlla l’economia, il Congresso, l’informazione. Il problema è che “gli altri” dormono quasi tutti, o brindano alla loro misera sorte with a cup of Tea (Party). Michael Moore, che pure è presente a Liberty Plaza (bravo!), queste cose le sa, perché la denuncia dello stato comatoso dell’opinione pubblica statunitense è il filo rosso della sua produzione cinematografica. Forse dedicherà un film anche ad Amanda Knox, assurta ad eroina d’America (profonda) a causa di una fortunosa assoluzione che, agli occhi dei media, cancella dal suo bel viso ogni macchia, compresa una condanna in via definitiva per calunnia.
Ma si sa come son fatti gli USA: pretendono l’impunità per i loro cittadini all’estero e largheggiano, a casa propria, con la pena di morte; difendono i diritti umani di siriani e cinesi e poi applicano senza esitare il famigerato Patriot Act (carcerazione a tempo indeterminato senza processo); tutelano la vita umana proibendo l’aborto, e negano a chi sta male il diritto basilare all’assistenza medica. Hanno esportato talmente tanta Democrazia, nell’ultimo cinquantennio, da esserne rimasti desolatamente privi.
Non saranno “un Upper Volta con i missili” (così Helmut Schmidt definì l’Unione Sovietica), ma assomigliano tanto ad un’armatissima teocrazia autoritaria, coperta a malapena dalla foglia di fico di un Presidente che si sta rivelando uno spot televisivo ben riuscito e nulla più. Agli indignati di Wall street va però il nostro plauso e la nostra ammirazione: ci sono compagni nell’ardua battaglia per un mondo decente.
Se Washington piange, in ogni caso, Atene non ride: l’eclissi della democrazia è un dato di fatto anche nei cieli europei.
Ormai, chi ci comanda ( la Finanza internazionale e i suoi agenti nelle istituzioni) non si cura più di salvare le apparenze: dopo l’oscena lettera Trichet-Draghi, lodata dal nipote di Gianni Letta, è arrivato il “suggerimento” al governo greco di intervenire sui contratti collettivi, eliminando il salario minimo.
Pare che Papandreu, udendo la “richiesta”, non sia riuscito a trattenere un moto di indignazione. “Non siamo l’India, e non intendiamo diventarlo!”, avrebbe risposto. Finora, però, si è sempre piegato alla volontà della trojka FMI-BCE-UE (in rigoroso ordine di importanza), e ha otto miliardi di buone ragioni per continuare a farlo – a meno che non ricordi improvvisamente di essere stato, una volta, socialista.
Potrebbe prendere esempio da quei suoi “compagni” che, bandiera rossa in pugno, non si lasciano intimidire dalla brutalità poliziesca nelle vie di New York.

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Manifestazione 15 ott.