Cari Compagni, ho apprezzato l'articolo di Bobo Craxi con cui rivolge una critica serrata alla nota di Del Bue che demonizza ogni ipotesi di possibile rapporto politico dei Socialisti con una nuova sinistra che si ritrovi nella leadership di Landini . 

 
Ritengo però opportuno introdurre alcuni ulteriori elementi utili di riflessione sulla questione " Landini ",  in parte diversi dall'approccio seguito da Bobo che potrebbero fare da base di ragionamento per la nostra grande assemblea del 29 Marzo. 
E' fuor di dubbio che l'assunzione da parte di Landini della leadership diretta di un processo costituente a sinistra, di cui si parla in questi giorni, darebbe a tutti i tentativi fatti finora di ricostruire in modo credibile un nuovo soggetto politico alla sinistra del PD una accelerazione ed una forza di radicamento sociale assolutamente nuova, e porrebbe noi Socialisti nelle condizioni di misurarci con serietà con un progetto politico ben più credibile di quanto finora realizzato.

L' ipotetica nuova leadership di Landini  del campo politico a sinistra del PD, attualmente in via di forte ristrutturazione e riorganizzazione sull'onda delle vicende greche, e del fenomeno Podemos in Spagna, sono certo che non verrebbe esercitata nei termini, che artificiosamente delinea Del BUE, di una mera riedizione, solo " più comunicativa ", della tradizionale rappresentanza politica dell'opposizione sociale . 
Ritengo che la ipotesi Landini , stavolta farebbe perno su un progetto di ridefinizione dei rapporti sociali e di quelli produttivi , che sarebbe concentrato sulla politica industriale come il vero asse portante della proposta di una nuova forza politica della sinistra. La centralità di questo tema porterebbe, per forza di cose, ad una ridefinizione complessiva, in termini assolutamente nuovi, fino ad essere probabilmente superata, di quella stessa antica concezione della "conflittualità sociale" che noi Socialisti abbiamo sempre giustamente criticato in ragione della centralità di una prospettiva di governo come momento fondamentale dell'azione e del programma di una sinistra riformatrice . 

Ritengo che la assunzione di questa nuova impostazione culturale, sostanzialmente "Socialista", nel senso proprio del termine, su cui dovrà necessariamente indirizzarsi una nuova forza di sinistra che voglia essere all'altezza delle sfide della crisi, avverrà inevitabilmente in ragione della necessità di fare riferimento, come prospettiva concreta di programma di breve- medio periodo , ad un nuovo modello sociale di crescita, che riconverta verso l'economia reale produttiva la fallimentare precedente finanziarizzazione generalizzata delle economie avanzate che sta distruggendo le nostre società occidentali . 
Se il livello progettuale su cui si andrà a lavorare sarà di questo spessore, come ho ragionevole motivo di credere, il rapporto tra i Socialisti ,che non vogliono l'annullamento della loro storia politica nelle file del PD Renziano, e questa nuova ipotesi di lavoro, sarebbe una conseguenza quasi naturale .
Dico di più, la presenza dei Socialisti in un rapporto di dialogo, presenza, o collaborazione, con questo progetto,a seconda degli sviluppi che esso assumerà, conferirebbe ad esso quel valore aggiunto determinante a consentirgli di consolidarsi su un indirizzo progettuale e di azione politica, tutt'altro che minoritario, irrealistico, o velleitario, ma finalizzato, senza tentennamenti , a realizzare una possibile proposta di governo e di riforma complessiva del nostro sistema-paese, su cui lo stesso PD verrebbe costretto a misurarsi seriamente.
Una sinistra nuova che riesca a fondere una rappresentanza democratica della domanda sociale e della protesta diffusa generata dalla crisi, con proposte innovative di governo della crisi legate ad un nuovo progetto di modello di sviluppo e di crescita, e proponga una classe dirigente completamente nuova in grado di rendere credibile un messaggio di forte rottura con la pratica di gestione del potere di questo sistema politico, può quindi costringere all'angolo il PD. Una nuova sinistra con queste caratteristiche può riuscire a svuotare i consensi di Grillo, e,spostando a sinistra tutta l'area di influenza elettorale della CGIL, avrebbe tutte le carte in regola per aprire nel PD contraddizioni insanabili e puntare ad aggregare un blocco di consensi del livello di Podemos o Siriza.
E' evidente, in ogni caso, che al di là della stima che proviamo  per il segretario della FIOM, senza contenuti adeguati una nuova leadership di per sè non sarebbe  comunque in grado di risolvere da sola  una partita politica di queste dimensioni.
 
Questa nostra nuova impostazione della possibilità di una partecipazione dei Socialisti ad una costituente a sinistra non ha chiaramente alcun riferimento all'esperienza del vecchio PSIUP come modello di riferimento, politico e culturale, di ciò che vogliamo costruire il 29 Marzo a Roma.
Le questioni politiche e le risposte programmatiche con cui il PSIUP pensava di rispondere, peraltro commettendo errori di analisi e di prospettiva enormi, alle contraddizioni poste dallo sviluppo capitalistico di una società in fase di forte accelerazione produttiva, non hanno alcun riferimento con il quadro nel quale attualmente ci troviamo ad operare, costituito dalla crisi di sistema di un intero modello di crescita, fondato sul momento finanziario come asse dei processi di costruzione della ricchezza sociale del mondo sviluppato. 
Il quadro dei rapporti sociali ed economici attuale produce infatti la necessità di elaborare a sinistra alternative di modello ben più articolate e mature rispetto alla pura gestione di una opposizione sociale, articolata attorno ad una nuova centralità di una classe operaia che addirittura vede minata alle radici la propria stessa esistenza dai fenomeni di distruzione e di smantellamento produttivo in atto. 
E' evidente che per questo lavoro di ricostruzione degli orizzonti programmatici della Sinistra sono molto più utili Lombardi, Ruffolo, Giolitti, Santi e la nostra elaborazione teorica sulla Programazione Democratica, sulle Riforme di Struttura e sulla Democrazia dell'Alternanza, piuttosto che le impostazioni neo-leniniste di  Vecchietti o l'operaismo movimentista  di  Foa, o addirittura lo stesso  patrimonio di ricerca del grande Raniero Panzieri, di cui anche Toni Negri è erede, pur con tutto il suo  gigantesco livello intellettuale e la sua precisione del delineare i presupposti del controllo sociale e dell'integrazione culturale capitalistica delle società avanzate,all'inizio degli anni '60, e la suprema statura morale che ha contraddistinto la sua azione e la sua opera di intellettuale e di dirigente Socialista degli anni della ricostruzione capitalistica del nostro paese negli anni '50.

 

 

 

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